La crisi non è un evento eccezionale nella vita di un’impresa: è una fase che, prima o poi, quasi ogni realtà produttiva si trova ad attraversare. Ciò che fa la differenza — tra un risanamento riuscito e una liquidazione — è il momento in cui l’imprenditore decide di affrontarla. È questa l’idea di fondo del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019, in vigore dal 15 luglio 2022), che ha sostituito la vecchia Legge Fallimentare spostando il baricentro del sistema dalla sanzione dell’insolvenza alla sua emersione anticipata.
Un nuovo approccio: la crisi va intercettata, non subita
Il punto di partenza è l’art. 2086 del Codice Civile, che impone a ogni imprenditore che operi in forma societaria o collettiva di dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi. Non si tratta di un adempimento formale: monitorare i flussi di cassa, l’indebitamento e la capacità di far fronte alle obbligazioni nei dodici mesi successivi è oggi un preciso dovere gestorio, la cui violazione può essere fonte di responsabilità per amministratori e organi di controllo.
Che cos’è la composizione negoziata
Tra gli strumenti introdotti dal Codice, la composizione negoziata (artt. 12 e seguenti CCII) è quello che meglio incarna la nuova filosofia. Si tratta di un percorso volontario, riservato e stragiudiziale: l’imprenditore presenta l’istanza tramite la piattaforma telematica nazionale gestita dalle Camere di Commercio e viene affiancato da un esperto indipendente, il cui compito è facilitare le trattative con banche, fornitori, Erario e altri creditori nella ricerca di una soluzione di risanamento.
Due caratteristiche lo rendono particolarmente interessante. La prima: l’imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, che non viene “commissariata”. La seconda: è possibile chiedere al Tribunale misure protettive del patrimonio, che bloccano o impediscono le azioni esecutive e cautelari dei creditori per la durata delle trattative, consentendo di negoziare senza l’assillo dei pignoramenti. Dal 2024, inoltre, per effetto del terzo decreto correttivo (D.Lgs. 136/2024), è possibile concludere accordi transattivi anche sui debiti fiscali, superando uno dei limiti più sentiti della disciplina originaria.
Uno strumento che funziona sempre di più
I numeri confermano che lo strumento ha ormai superato la fase di rodaggio. Secondo le prime statistiche le istanze di composizione negoziata sono passate da circa 600 nel 2023 a 1.048 nel 2024, fino a 1.776 nel 2025, con una crescita di quasi il 70% in un solo anno. Il trend prosegue anche nel 2026. Dal novembre 2021 le richieste complessive hanno superato quota 4.400 e i percorsi conclusi positivamente hanno consentito di salvaguardare oltre 32.000 posti di lavoro.
Il dato più istruttivo, però, è un altro: le statistiche mostrano che le imprese che accedono al percorso quando la crisi è ancora reversibile hanno probabilità di successo nettamente superiori. Chi arriva tardi, con la cassa esaurita e i rapporti con i creditori già compromessi, ha margini di manovra molto ridotti.
Gli esiti possibili
Il percorso può concludersi con soluzioni di diversa intensità. Un semplice contratto con uno o più creditori idoneo a riequilibrare la situazione finanziaria; una convenzione di moratoria; un piano attestato di risanamento (art. 56 CCII); un accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 57 CCII). Solo se le trattative non approdano a una soluzione praticabile, l’imprenditore può accedere al concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio (art. 25-sexies CCII), o agli altri strumenti di regolazione della crisi previsti dal Codice.
Quando muoversi: i segnali da non ignorare
Ritardi crescenti nei pagamenti a fornitori e banche, tensioni ricorrenti di cassa, debiti fiscali e contributivi scaduti, segnalazioni in Centrale Rischi, richieste di rientro dagli istituti di credito sono tutti indicatori che meritano un’analisi immediata, non un rinvio. Il Codice della Crisi premia chi si muove per tempo — con più strumenti a disposizione, maggiore potere negoziale e protezione del patrimonio — e, specularmente, espone a responsabilità chi ignora i segnali.
Lo Studio Legale WeLex assiste imprese, imprenditori e creditori in tutte le fasi della crisi: dall’analisi preventiva della posizione debitoria e della Centrale Rischi, alla negoziazione con banche e fornitori, fino alla predisposizione di piani e accordi di ristrutturazione e alla gestione delle procedure concorsuali.